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politica estera
25 febbraio 2008
I am of left!
E chi l'ha detto che essere "di sinistra" è un insulto. Barack Obama, candidato democratico alla presidenza bollato il senatore più "liberal" del Congresso secondo il National Journal , rivista conservatrice di Washington.

"Liberal" è diventato una sorta di insulto nel gergo politico della capitale ma Obama, anziché scrollarselo di dosso lo difende. "Se essere di sinistra vuol dire togliere la politica dalle mani degli interessi forti, allora è una cosa di buon senso. Se è di sinistra volere riportare a casa i nostri soldati dall'Iraq o pretendere che i veterani siano trattati come si deve, allora...".

"Essere di sinistra vuol dire volere dare a tutti l'assistenza medica? Spendiamo in sanità già oggi più di qualsiasi paese. Non lasciateli pensare al vostro posto".

In verità la graduatoria del National Journal è basata molto più sulla discrezione dei direttori della rivista, piuttosto che su una equilibrata analisi del voto dei candidati. Progressive Punch, un gruppo politico "di sinistra", ha dato a Obama un voto diverso, suggerendo che gran parte dei senatori del Congresso sono più a sinistra di lui.


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politica estera
22 febbraio 2008
"Se pò fà!"

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politica estera
19 febbraio 2008
Veltroni come Obama!



Il segretario del Pd, Walter Veltroni, chiede agli italiani di sognare una nuova stagione politica e di credere fortemente in nuove mete e traguardi. Proprio il sogno di Martin Luther King che, oggi, consente a Barack Obama di correre per la Casa Bianca. "Quarantacinque anni dopo il discorso di I have a dream - ha sostenuto Veltroni - quando Luther King sognava un bambino nero ed una bambina bianca tenuti per mano, Obama puo' correre per le presidenziali. Io credo che anche per noi e' venuto un momento nuovo di ricostruzione, di una nuova politica che dia risposte ai cittadini, e' il momento di una nuova sfida collettiva".
 

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politica estera
16 febbraio 2008
In vantaggio!


Per la prima volta un sondaggio dà
, tra i candidati democratici alla Casa Bianca, il senatore dell'Illinois Barack Obama davanti all'ex first lady Hillary Clinton alle primarie del Texas del 4 marzo, con percentuali rispettivamente del 48 e del 42%. Il sondaggio è dell'American Research Group, secondo cui Obama è anche in testa a livello nazionale, 47 contro 45%, mentre l'8% degli elettori democratici rimane indeciso.

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politica estera
12 febbraio 2008
Ce la farà Obama?


Oggi gli Stati al voto sono Virginia, Maryland e Distretto di Columbia, tutti con popolose comunita' afroa-americane. Dovrebbero premiare proprio Obama.

Ma secondo voi Obama ce la farà?!


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politica estera
9 febbraio 2008
Obama avanza sempre di più!
 

Una notte trionfale per il senatore Barack Obama che ha vinto in modo schiacciante le tre competizioni democratiche in programma - in Louisiana, Nebraska e nello stato di Washington.

Le tre vittorie consentono a Obama di ridurre ulteriormente il suo scarto di delegati nei confronti della rivale Hillary Clinton, confermando l'estrema incertezza della sfida tra i due senatori democratici per ottenere la nomination del loro partito alla Casa Bianca, conquistando la maggioranza dei 158 delegati in palio nei tre stati.

Il senatore nero si è imposto in modo nettissimo nei due caucus, nello stato di Washinghton e nel Nebraska, ottenendo in entrambi gli stati il 68 per cento dei voti, cioè oltre il doppio di quelli conquistati dalla Clinton. Più incerta è stata la lotta nelle primarie della Louisiana dove gli afroamericani di New Orleans hanno appoggiato in massa Obama, che ha ottenuto il 56 per cento dei voti, contro il 37 per cento per Hillary.
Il complesso conto dei delegati è al momento di 1.100 per la Clinton e di 1.039 per Obama, secondo il computo della Cnn.

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politica estera
7 febbraio 2008
PIU' STATI, PIU' DELEGATI!

Obama ha vinto il Super Tuesday, il giovane senatore dell'Illinois ha ottenuto più stati e più delegati!

Yes, we MADE

Anche in Italia, per quel che possiamo, si cerca di emulare Obama: il nuovo slogan del Partito Democratico proposto da Veltroni sarà, "Yes we can".




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politica estera
6 febbraio 2008
Obama-Hillary: è giallo!


E' giallo sull'assegnazione dei delegati del partito democratico. Il vantaggio di Hillary Clinton si va riducendo con il passare delle ore. Secondo Cnn è ridotto a un solo delegato. Un sito pro-Obama ha già annunciato il sorpasso.

L'incertezza sulla distribuzione finale dei delegati e' dovuta ai difficili calcoli che si devono compiere in ciascuno dei 22 stati: sulla base di un sistema proporzionale complesso si calcolano le assegnazioni distretto per distretto.

Per esempio in California, stato con il maggiore bottino di 441 delegati dove la Clinton ha vinto, in molti distretti si dividono i delegati in palio tra i due candidati che hanno ottenuto più voti; nel caso di un numero dispari quello in più si dà al vincitore.

Lo staff di Barack Obama dà il senatore di Chicago addirittura in testa. Per vincere è necessario conquistare 2.025 delegati. Con lo stato del New Mexico ancora da assegnare, Obama sostiene di essere avanti con 845 delegati contro gli 836 di Hillary Clinton. La complessa formula che i democratici usano per assegnare i delegati contribuisce all' incertezza, insieme all'assegnazione di 796 'superdelegati', che vengono ripartiti in modo diverso dai vari media.

Secondo le proiezioni della Nbc, Obama alla fine dei conti del Super Martedì avrà tra 840 e 849 delegati, contro gli 829-838 della Clinton.

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politica estera
4 febbraio 2008
E' arrivato il momento decisivo!


Una vera maratona elettorale di 17 ore, che si corre in 24 Stati distanti fra loro per orientamento politico non meno che per fuso orario, dal Massachussets alla Georgia, dal Montana all'Illinois.

Il Super martedì delle primarie per la Casa Bianca è iniziato alle 6 del mattino (mezzogiorno in Italia) con l'apertura dei seggi nello stato di New York e si conclude alle 8 di sera della costa occidentale (le 5 di mercoledì mattina in Italia), quando terminerà di votare la California.

Proprio il risultato del Golden State, dove sono in palio 370 delegati democratici e 170 repubblicani, potrebbe prolungare di molte ore l'attesa per conoscere l'esito di questo Super Tuesday. Si prevede infatti un'affluenza record, perchè il fatto di aver anticipato le primarie che di solito si tenevano a giugno, a giochi ormai fatti, ha fatto sì che registrassero per votare 700mila elettori californiani in più rispetto a quattro anni fa.


Inoltre il ritorno a un sistema di schede cartacee e non più elettroniche in un terzo delle 58 contee rallenterà le operazioni di spoglio. È quindi possibile che neppure al risveglio della costa orientale, intorno all'ora di pranzo di mercoledì in Italia, si conoscerà chi ha vinto in California. 

Per Barack Obama nella lotta contro Clinton si tratta di ottenere anche dei successi simbolici: lo sarebbe ad esempio vincere la California, dove Bill e Hillary Clinton hanno radici profonde e curate con anni di visite. Sembra improbabile, ma almeno un sondaggio Zogby dà Obama di ben sei punti in vantaggio, 46 contro i 40% di Clinton. L`intero paese ha il fiato sospeso di fronte all`onda d`entusiasmo per il senatore di Chicago, cresciuta a un ritmo impressionante nelle ultime settimane ed esemplicata a Los Angeles dal comizio di sostegno in cui quattro donne si sono spese per lui: Caroline Kennedy, la cugina di lei Maria Shriver, la moglie Michelle e la star della tv Oprah Winfrey. I democratici, dal clan Kennedy alle famiglie comuni, si spaccano e si lacerano ma con entusiasmo di fronte a due candidati così; oggi a Hillary Clinton è arrivato l`appoggio ufficiale dell`attore Jack Nicholson; ma ad Obama è arrivato quello di Robert De Niro. 




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politica estera
2 febbraio 2008
Aspettando il super tuesday
Susan Eisenhower non è soltanto l'ennesima repubblicana delusa dopo aver fatto per tutta la vita militanza di partito. Da oggi la nipote del presidente Dwight Eisenhower è entrata ufficialmente nel movimento dei repubblicani che appoggiano Barack Obama.

"Se il partito democratico lo sceglierà come candidato, il 4 novembre lo voterò e lavorerò per farlo eleggere", ha scritto la Eisenhower.
L'adesione della Eisenhower al crescente movimento degli 'Obamacani' (repubblicani per Obama) è un campanello d'allarme per la campagna di Hillary Clinton ma anche per le aspirazioni presidenziali del repubblicano John McCain.

I sondaggi nazionali danno Hillary Clinton ancora in vantaggio nel voto di martedì prossimo in 22 stati Usa, ma Obama le sta col fiato sul collo dopo aver raccolto nuovi appoggi a destra e a sinistra: ieri il movimento pacifista di base MoveOn, oggi due importanti giornali della California, l'Oakland Tribune e il Los Angeles Times, quest'ultimo non si pronunciava su una corsa presidenziale dal 1972.


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politica estera
1 febbraio 2008
toni distesi



Visto com'era andato il precedente dibattito,
infiammato da scambi di battute al vetriolo, al Kodak Theatre di Los Angeles erano attese scintille tra l'ex first lady Hillary Clinton e il senatore dell'Illinois Barack Obama.

Invece, i due candidati rimasti in lizza per la nomination democratica alla Casa Bianca hanno sotterrato l'ascia di guerra, si sono scambiati sorrisi e hanno accuratamente evitato di alzare i toni o anche solo di rivolgersi una battuta di troppo. Hillary e Barack, in nome dell'unità del partito, hanno fatto fronte comune contro i rivali repubblicani e sono apparsi talmente sulla stessa lunghezza d'onda da lasciare pensare che stiano prendendo in considerazione la possibilità di un "ticket", insomma di correre insieme per la presidenza e la vicepresidenza. 




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politica estera
31 gennaio 2008
Sempre più avanti nei sondaggi!
Barack Obama, galvanizzato dalla vittoria in South Carolina, sta colmando a livello nazionale il distacco con Hillary Clinton, ridotto ormai solo a sei punti dai 20 di appena dieci giorni fa. L'ultima rilevazione Gallup, effettuata prima del ritiro di John Edwards, assegna alla senatrice di New York il 42% dei consensi contro il 36 del collega dell'Illinois. L'ex senatore del North Carolina era fermo al 12% e ora si dovra' vedere chi tra Obama e l'ex first lady raccogliera' i suoi voti visto il mancato endorsement a uno dei due candidati ancora in corsa.


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politica estera
30 gennaio 2008
gossip politico
                                                 

Mentre George Bush pronunciava l’ultimo discorso sullo Stato dell’Unione del suo mandato presidenziale, nell’affollato parterre di Capitol Hill si svolgeva una partita a scacchi. A muoversi l’uno accanto all’altra, Barack Obama e Hillary Clinton, impegnati in una “danza” che sembrava avere un obiettivo preciso: ignorarsi.

In questo nuovo capitolo della lotta fra i due candidati democratici, è il senatore dell’Illinois a muovere per primo: entra a ruota dei membri del senato, precedendo l’ex First Lady, per andare a sedersi accanto a Ted Kennedy - una mossa attenta, tesa a dimostrare la solidità del neonato patto con il senatore del Massachusetts. Poi si allontana per salutare diversi membri della Camera e della Corte suprema, prima di tornare al proprio posto: tra il senatore e Hillary Clinton, seduta poche file più in basso, lontano dalla coppia Obama-Kennedy, nessuna stretta di mano, neppure un’occhiata. E quando la senatrice di New York e Kennedy, dopo uno scambio di sguardi, si stringono la mano, Obama sembra non gradire: lo scatto di J. Scott Applewhite, fotografo dell’Associated Press, lo ritrae voltato di spalle. “Kennedy ha forse voluto fare la pace con Clinton”, commenta The Swamp, blog politico del Chicago Tribune online, “ma chiaramente Obama non ha voluto avere alcun ruolo in questa rappacificazione”. Anche le immagini raccolte da Reuters parlano di gelo fra i due rivali: nessun incontro faccia a faccia, soltanto una o due parole scambiate al termine del discorso di Bush.

Questa è la vera politica Americana, veramente molto divertente.



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politica estera
29 gennaio 2008
Il nuovo JFK
<b>Ted Kennedy abbraccia Obama<br>"E' ora di una nuova generazione" </b>

Sono accorsi in migliaia all’American University di Washington per assistere a uno degli avvenimenti più attesi di questa campagna presidenziale americana, la discesa in campo del senatore Ted Kennedy al fianco di Barack Obama. «Sento aria di cambiamento, e so che voi siete d’accordo con me», sferza il veterano di Capitol Hill. Barack è «un uomo con uno straordinario spirito di leadership e un temperamento unico», spiega Kennedy secondo cui sono le battaglie per i diritti civili, la giustizia sociale e le opportunità economiche a fare di lui il nuovo Jfk.
I riferimenti al fratello - tra i presidenti più amati della storia americana e ucciso nel 1963 - sono contenuti e calibrati, ed ogni volta provocano un brivido che attraversa la sala dell’Università.



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politica estera
27 gennaio 2008
STRAVINCE OBAMA


Con il 55% dei voti a favore, Barack Obama ha nettamente vinto le primarie democratiche della South Carolina. Dietro di lui l'ex first lady Hillary Clinton, con il 27% dei suffragi e John Edwards, che ha raggiunto il 18% dei consensi. Si tratta della sua seconda vittoria, dopo quella ottenuta nell'Iowa lo scorso 3 gennaio. Il risultato ottenuto dal senatore dell'Illinois, sorprendente per lo scarto con cui si è imposto, gli permette di conservare intatte le possibilità di essere il candidato del partito in lizza il prossimo novembre per la presidenza alla Casa Bianca.

La vittoria del futuro

"Il futuro ha vinto sul passato": sono queste le parole usate da Barack Obama nel discorso dopo il trionfo nelle primarie su Hillary Clinton e John Edwards. "La scelta in questa elezione non è di razza, religione, sesso", ha continuato, sulle note di 'It's a Beautiful Day' degli U2, "non è di ricchi contro poveri, neri contro bianchi. E' di passato verso futuro".




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politica estera
26 gennaio 2008
South Carolina, la riscossa
 

I seggi si sono aperti alle 7 del mattino ora locale, le 13 italiane, per le primarie che vedono impegnati soltanto i democratici.
Si potra' votare fino alle 19 locali, l'una del mattino di domani in Italia.
E' il primo Stato Usa del Sud chiamato a pronunciarsi nella lotta per le rispettive nomination alle presidenziali di novembre, e per gli stessi democratici e' anche il penultimo appuntamento pre-elettorale in vista del 'Super-Martedi'' del 5 febbraio, quando si votera' in ben 22 Stati diversi; prima di allora, il 29 gennaio, i candidati di entrambi i partiti affronteranno le primarie in Florida.

L'ultimo sondaggio, realizzato dall'agenzia demoscopica 'McClatchy', risale a ieri e da' Obama in netto vantaggio: il primo afro-americano teoricamente in grado d'insediarsi alla casa Bianca e' infatti accreditato del 38 per cento dei suffragi, contro il 30 per cento attribuito a Clinton e il 19 al 'terzo incomodo' John Edwards.
L'unica vera insidia per Obama viene dall'elettorato bianco, presso il quale ha perso il 10 per cento dei consensi in appena una settimana, nonostante l'impegno profuso per evitare alla propria capagna una troppo marcata caratterizzazione razziale.





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politica estera
23 gennaio 2008
Sfida di strategie per il "Super Tuesday"
 

I due candidati hanno scelto di concentrare le loro attenzioni in Stati diversi in occasione del martedì elettorale in cui verranno assegnati il maggior numero di delegati.

Quella che si sta giocando tra Hillary Clintioon e Barack Obama per la conquista della nomination democratica è una vera e propria partita a scacchi.
I due candidati stanno mettendo in atto opposte strategie per vincere nel "Super Tuesday" il martedì elettorale in cui il maggior numero degli Stati deciderà probabilmente quali saranno i due concorrenti finali per la presidenza degli Stati Uniti. Mentre l'ex First Lady punta su California, New York, New Jersey e Arkansas per ottenere il massimo numero di delegati, la campagna elettorale del senatore dell'Illinois si sta concentrando, invece, su Colorado, Kansas, Alaska, North Dakota e Idaho per sfruttare l'appeal ormai consolidato verso le minoranze. Il duello per la candidatura è tutt'altro che concluso, soprattutto se si considera che i pochi Stati che già hanno espresso una preferenza hanno in realtà assegnato un esiguo numero di delegati. Il "Super Tuesday" di quest'anno è previsto per il 5 febbraio. In quella data 22 Stati voteranno per le rispettive primarie democratiche e i candidati si contenderanno 1,681 delegati, il 52 per cento del totale.



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politica estera
22 gennaio 2008
Chi l'avrebbe mai detto?

                                    


Sono tornati a farsi aspri i toni della battaglia tra Barack Obama e Hillary Clinton.
Il senatore afro-americano ha infatti accusato l'ex presidente e marito della rivale, Bill Clinton, di essere troppo coinvolto nella campagna elettorale dell'ex first lady e di aver lanciato attacchi ingiusti ed esagerati nei suoi confronti. "Sono pronto a confrontarmi con lui" ha dichiarato Obama in un'intervista trasmessa oggi nel corso della trasmissione "Good Morning America", aggiungendo che il supporto di Clinton alla moglie "ha raggiunto un livello preoccupante".

Il senatore ha quindi citato i presunti falsi attacchi nei suoi confronti: "Non sono mai sostenuti dai fatti, sia che si tratti della mia posizione sull'Iraq, o della mia campagna elettorale a Las Vegas". Subito dopo le primarie in Nevada, Bill Clinton ha asserito che i sostenitori di Obama avevano messo in atto una campagna di intimidazione degli elettori. "Capisco il suo desiderio di aiutare la moglie, ma dovrebbero esserci degli standard di correttezza e onestà in ogni discorso politico" ha continuato Obama nel suo intervento.




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politica estera
21 gennaio 2008
A.A.A. cercasi Obama italiano


"Se ci sarà da votare sulla fiducia voteremo contro. L'esperienza di questo centrosinistra è finita". 
Cosi Clemente Mastella fa cadere questo governo. E come in ogni momento della storia italiana si antepongono gli interessi personali a quelli della comunità.

Penso che si debba ricominciare da zero, costruire una politica fatta di onestà, chiarezza e speranza.

Le primarie USA interpretano perfettamente i nostri desideri e le nostre esigenze.

W l'America, W Obama .



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politica estera
21 gennaio 2008
Le percentuali premiano Hillary, i delegati Obama
Hillary Clinton è riuscita a vincere i caucus democratici del Nevada, al termine di una dura battaglia con il rivale Barack Obama. L'ex first lady e senatrice ha ottenuto il 51% dei voti contro il 45% di Obama: un successo amaro, visto che in virtù di un complicato meccanismo il concorrente si è aggiudicato un delegato in più, 13 contro 12. Hanno votato per Hillary il 64 per cento degli ispanici, segnale positivo in vista del 5 febbraio, il decisivo super martedì (giorno in cui vota la maggioranza degli Stati dell'Unione), quando si pronunceranno anche New York e California, abitate da una vasta popolazione latina.


A Obama non è bastato il sostegno della Culinary Workers Union, il sindacato della ristorazione, il più grande nello Stato, 60mila iscritti e forte radicamento tra i dipendenti dei casinò e la comunità ispanica. La presa di posizione del sindacato ha smussato ma non ribaltato il tradizionale sostegno che Clinton ha a lungo vantato nella comunità di origine latinoamericana. In Nevada, prima dell'avanzata di Obama, Hillary aveva 25 punti di vantaggio. Obama, per aumentare la partecipazione e le proprie chance, ha ottenuto di svolgere caucus dentro i palazzi del gioco d'azzardo, nonostante tentativi della campagna di Clinton di bloccarli: questo ha consentito di votare ai dipendenti impegnati in turni di lavoro. Il senatore dell'Illinois è riuscito a conquistare il voto dei giovani e degli afroamericani, ma alla fine tra gli ispanici Clinton lo ha doppiato, secondo calcoli della Cnn.



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politica estera
18 gennaio 2008
Change We Can Believe In
 

In casa democratica, la corsa alla Casa Bianca si fa sempre più serrata e i distacchi tra i candidati meno evidenti. Il senatore dell'Illinois Barack Obama, fino a qualche settimana fa in netto svantaggio rispetto all'ex first lady Hillary Clinton, sembra avere recuperato praticamente tutto il terreno a livello nazionale, almeno stando a quanto suggerisce l'ultimo sondaggio Zogby: un solo punto lo separa da Hillary Clinton.

In attesa dei cruciali test elettorali in Nevada, dove si vota sabato, in Carolina del Sud, dove i repubblicani votano sabato e i democratici il prossimo 26 gennaio, e in Florida, alle urne il 29 gennaio, la senatrice di New York è ancora in testa a livello nazionale con il 39% dei voti, ma Obama registra il 38% di favori. In ottobre il distacco era di 21 punti e si era ridotto a 8 punti il mese scorso. Inoltre l'unico punto percentuale che separa i due contendenti democratici è ampiamente inferiore al margine di errore, di 4,5% punti.

Netto appare il sostegno degli afroamericani per il senatore dell'Illinois: a suo favore si è espresso il 65% degli elettori, contro il 15% che ha detto di volere votare per Clinton.



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